Djuro Huber, uno dei massimi specialisti di orsi e componente del Bear specialist group dell’Iucn (Unione mondiale per la conservazione della natura), ha tenuto il mese scorso una conferenza sullo status del plantigrado presso il Museo della scienza di Trento. Dalla sua esposizione è risultato che le dieci popolazioni ursine europee stanno benino, anche se minacciate dall’eccessiva frammentazione che impedisce o ostacola il flusso genetico. Il maggior fattore di rischio è il disturbo dato da opere, infrastrutture e attività umane, come miniere, turismo ed esboschi: “Il bracconaggio permane un problema – ha affermato Huber – ma rappresenta ormai la settima/ottava ragione di danno”. Quindi la degenerazione della caccia non ha grosse colpe, a differenza di quanto sicuramente asserirebbe un qualsiasi ambientalista.
Ma questa non è l’unica affermazione che ci ha colpito. In alcuni Paesi, come la Slovenia e la Croazia, “la caccia commerciale regolamentata ha contribuito di fatto alla conservazione delle popolazioni locali, poiché ne ha aumentato l’accettazione sociale e ha creato valore economico”.
Orso: la caccia è compatibile con la salute della specie
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