Ora ci si mette anche La Repubblica a propalare balle e a mistificare i fatti relativi all’Orso bruno marsicano. Vediamole le ultime apparse in un articolo del 7 aprile scorso sul sito del quotidiano:
1. «Il cambiamento climatico influenza la vita dei plantigradi». Magari è anche vero, ma non certamente nel senso e nella dimensione espressa dall’articolista e, comunque, MAI dimostrato da alcuno studio che faccia riferimento a comportamenti del passato, che, non a caso, combaciano perfettamente con quelli attuali (e chi scrive parla di fatti riscontrati oltre 50 anni or sono, in quanto primo studioso di quest’animale!).
2. «l’associazione Salviamo l’orso fa del suo meglio per tutelare questa specie a rischio estinzione». Sarà anche vero, ma è certo che da oltre 50 anni chi se ne è occupato è caso mai il WWF e l’Associazione Wilderness (fu il WWF a finanziare la prima ricerca su quest’animale, preoccupato della sua situazione… sebbene in seguito si sia piuttosto interessata ad usare l’orso marsicano come procacciatore di donazioni, va da sé, per difenderlo!). Salviamo l’Orso è solo l’ultima arrivata tra le tante ONG che se ne sono occupate e se ne stanno ancora occupando! E poi, ci sono comunque le autorità del Parco Nazionale d’Abruzzo, non scevre di critiche, ma che non hanno certo bisogno di “Salviamo l’orso” per farlo, il cui scopo è, caso mai, quello di sollecitarlo a muoversi e non già a volersi sotituire a loro!
3. «Il periodo del letargo si è ridotto (…) c’è una riduzione del periodo di ibernazione ed in alcuni casi anche un’assenza totale del letargo». E chi lo ha stabilito? Il periodo è rimasto tale e quale era oltre 50 anni or sono quando fu studiato per la prima volta, ed esistono pubblicazioni scientifiche che lo stanno a dimostrare.
4. «potrebbe essere ricondotto al loro grado di confidenza verso gli esseri umani che li portano ad avvicinarsi ai centri urbani alla ricerca di cibo». Ma la si smetta di raccontare fandonie! L’avvicinamento dell’orso ai paesi e agli uomini è dovuto alla ormai quasi totale mancanza di quel cibo di origine antropica (coltivazioni e pastorizia ovina) che l’uomo consentiva agli orsi di trovarlo nella loro corea area fino a qualche decennio fa.
5. «dopo gli anni duri del bracconaggio che avevano messo a dura prova la specie dell’orso bruno marsicano». Altra balla colossale! In Abruzzo NON è MAI ESISTITO un Bracconaggio rivolto verso l’orso marsicano; quali sarebbero stati questi “anni duri del bracconaggio”, se si è sempre trattato, quando sono successi, di casi di uccisione per rivalsa di danni non pagati o malamente pagati dalle autorità (cose, queste, mai cessate!)? Sostenere il contrario è solo OFFENSIVO verso la gente d’Abruzzo!
6. «conflitto con l’uomo ed effetti negativi sulla sopravvivenza dovuti a motivi fisiologici, come l’incidenza negativa sulla riproduzione o la minore disponibilità di energia». L’incidenza negativa sulla riproduzione è un fatto reale, ma non è dovuto alle motivazioni addotte dall’articolista, ma dallo sbandamento della popolazione che rende più difficoltoso l’incontro tra i sessi, e mette e maggiore rischio la sopravvivenza degli individui sbandati in aree a memoria d’uomo non più abitate dall’orso, e dove, va da sé, l’uomo ha perso l’abitudine alla sua presenza.
7. «Valle Roveto un’area di espansione con orse e cucciolate». FALSO! La Val Roveto è SEMPRE stata parte dell’habitat secondario della popolazione, e se oggi la presenza degli orsi è aumentata è solo perché è dove l’orso riesce ancora a trovare un poco di quelle risorse di origine antropica che non trova più nella core area del Parco Nazionale. Tra l’altro, una delle zone con nutriti habitat di Ramno (specie che produce bacche particolarmente appetita dall’orso); e l’orso lo ha sempre saputo e anche per questo ha sempre frequentato la Val Roveto.
B. Secondo un comunicato stampa del Parco Nazionale d’Abruzzo, la famosa orsetta “Nina” catturata sul versante molisano del Parco nel maggio scorso, in quanto ritenuta a rischio avendo dato segni di essersi dispersa (o aver “perso” la genitrice per ragioni mai appurate), sarebbe riapparsa nella zona del Passo Godi (Scanno), individuata dalle tracce lasciate sulla neve, ma anche grazie ai rilevamenti GPS mediante i segnali emessi dal radiocollare di cui è munita. Si tratta certamente di una buona notizia, segno che è riuscita a superare il periodo invernale nonostante la sua giovane età e la mancanza della genitrice. Ora si spera che al più presto sia possibile ricatturarla per poterla liberare dal radiocollare (o munirla di uno più adatto alla sua crescita che sarà abbastanza rapida con l’alimentazione primaveril); ciò affinché non debba succedere come all’orsetta “Morena” anch’essa catturate qualche anno fa in età infantile e poi liberata munita di un radiocollare che avendo smesso di funzionare non fu possibile ricatturarla per toglierglielo, cosa che, almeno secondo diverse notizie di stampa, divenne la causa della sua morte. P.S. In merito al fatto che “Nina” sarebbe stata abbandonata dalla sua genitrice, non è che i resti dell’orso casualmente rinvenuti da un escursionista lo scorso 7 marzo in Comune di Alfedena, quindi poco distante dalla zona del Comune di Pizzone dove fu avvistata l’orsetta, siano quelli della sua genitrice? Ecco un caso in cui il DNA avrebbe potuto servire per dirimere il mistero dell’orsetta Nina! Sono stati fatti gli esami del caso? L’Ente Parco può smentire che quei resti non sono della madre di “Nina”?
Murialdo, 9 Aprile 2026 Franco Zunino
Segretario Generale AIW





