“Regalai a Mat tre cucce diverse realizzate con ottimi materiali. Una moderna con fodera impermeabile del suo colore preferito, una morbidissima e una super confortevole. Le posizionai sempre in punti strategici della casa, pensando che da quei punti potesse ben controllare tutto. Ebbene il risultato fu che non dormì mai in nessuna delle tre. Lui scelse un vecchio piumino a stelle e strisce in stile americano, proprio come una vera star, e scelse sempre la parte sinistra del lettone di mamma. Nessuno avrebbe mai potuto muoverlo da lì. Viveva in simbiosi con lei, mamma era la sua pecora. Le ricordava gli orari delle medicine e l’ora di chiudere le galline, abbaiava se un tegame sul fuoco alzava troppo il bollore, e l’avvisava in anticipo dell’arrivo di una macchina. Non la perdeva mai di vista. Era un perfetto guardiano e custode della mamma e della casa. Tutto ciò dal lunedì al venerdì, poi il sabato al mio arrivo lui si sentiva sollevato, entrava in status ferie, e per due giorni si dedicava esclusivamente a me dimenticandosi del resto.”
La “Storia di Mat” , é una storia d’amore e di sangue. Il brutale avvelenamento di Mat, il suo pastore belga tervueren, accaduto nell’inverno di tre anni fa, ha spinto Monica Crestini, funzionaria del Corpo di Polizia municipale di Monte San Savino, a scriverne un libro racchiudendo fra le pagine ogni lacrima di dolore e di indignazione versata, e il rosso palpitante della ferita per la perdita di un amico, cauterizzata col fuoco d’una denuncia tanto accorata quanto implacabile.
Ogni pagina di “Storia di Mat” è un grido d’allarme colmo di rabbia.
Una rabbia operosa, come quella che anima ogni causa giusta e ogni meritevole crociata contro
orrori e ingiustizie di cui ancora troppo poco si parla. Una sveglia che non manca di scuotere il lettore, destandolo dal torpore e offrendo una prospettiva di ribellione al quotidiano perpetrarsi di crudeltà tanto aberranti quanto invisibili. Parliamo, vegliamo, denunciamo, non lasciamo correre: questi sono i verbi non scritti ma coniugati in ogni frase del volume di Monica Crestini.
In un gioco di flashback e di chiaroscuri, l’autrice ripercorre la vita del suo cane e quelle dinamiche magiche che appartengono ad ogni rapporto fra i cani e noi umani, ognuno diverso e bellissimo, ciascuno con il suo “quid”, tutti con il sapore ineguagliabile del miracoloso rapporto d’affetto che lega due specie diverse e in apparenza lontane. Inizia a narrare il lungo e frustrante iter giudiziario partito dopo la denuncia del crimine, pubblicando nel volume istanze, sentenze e aspettative. S’intrattiene sui messaggi
anonimi ricevuti, benevoli e malevoli, specchio di un tessuto sociale ancora immaturo davanti ad un dolore considerato troppo in fretta come di serie b, e che invece è in grado di disperare l’anima nelle sue pieghe più profonde. Apre sipari sulle violenze subite da tanti altri nostri amici a quattro zampe come Leone, il gattino rosso scuoiato vivo, oppure Kaos, il cane eroe che tanto aveva fatto per salvare vite umane come operatore di soccorso e finito avvelenato come il suo Mat; addirittura richiama dal passato il fantasma di Laika, il primo animale nello spazio, cagnina scientemente sacrificata a morire di folle paura agonizzando nell’aria bollente dello Sputnik , e sulla cui fine pochi conoscono la verità di come sono andate le cose, ben diversa da quella della propaganda sovietica.
Mat è un ponte dunque. Un sentiero tibetano sospeso fra due cime a strapiombo, quella terrena e quella animica, e il ricordo della sua gioia di vivere conquisterà chi leggerà la sua storia, e accompagnerà chi, nel corso della vita, ha avuto anche per un breve periodo, l’impagabile privilegio di poterla condividere con un cane.






