Gli attacchi da mettere al posto della tacca di mira si trovano già fatti su Internet. Il problema, comune dopo una certa età, è quello di far tornare ad esprimersi quella vecchia carabina, magari ex-ordinanza acquistata per pochi soldi, che purtroppo ha ancora la tacca di mira. Una tacca che a una certa età è difficile mettere a fuoco per mirare c on precisione, ancor più se il tiro deve essere veloce, come avviene in battuta. Ma uno strumento ottico, che sia in grado sia di aiutare il cacciatore in battuta sia il selecontrollore, in quel caso manifesta tutta la sua utilità. L’ingrandimento non deve essere elevato per facilitare la presa di mira su un soggetto in movimento, ma deve essere sufficiente per tirare a un soggetto fermo alla distanza di 100-150 metri. Il problema di un simile cannocchiale sta nella retroproiezione oculare, perché la tacca di mira è necessariamente avanzata rispetto all’occhio del tiratore/cacciatore. Occorre un cannocchiale di tipo scout, come quello che vedete qui, prodotto da UTG negli Stati Uniti. UTG è il marchio di Leapers, azienda che realizza in Cina prodotti di qualità a prezzi cinesi. Nel nostro caso la retroproiezione è di ben 30 centimetri, insufficienti per farne un cannocchiale da pistola ma che rappresentano l’ideale per un montaggio al posto della tacca di mira.
Il cannocchiale giunge in una confezione completa che contiene, oltre allo strumento, gli attacchi da 30 millimetri, due chiavi esagonali, una preziosissima vite di ricambio – avete notato che quando un piccolo oggetto cade lo fa sempre sulla superficie su cui è più difficile
trovarla? – e addirittura due batterie – una di ricambio – per l’illuminazione interna. Va subito detto che gli attacchi sono tutt’altro che dozzinali: li ho usati anche per cannocchiali di altissimo lignaggio e si sono dimostrati all’altezza della situazione. Sono molto leggeri, in alluminio, ulteriormente alleggeriti da un foro sulla parte superiore, sono alti il minimo indispensabile per poter montare anche un cannocchiale con lente frontale da 56 millimetri in luogo dei 44 di questo Scout ed hanno all’interno due semianelli di fibra che evitano di segnare l’ottica, senza dover ricorrere al classico
giro di nastro adesivo che non si riesce mai a rimuovere senza una certa difficoltà. Nel caso fossero usati per una diversa posizione su una diversa ottica a retroproiezione tradizionale, una discreta fessura consente la visione delle mire metalliche. Con un po’ di attenzione e di pratica, con la fessura e il semplice mirino si riesce a concentrare i colpi in modo più che dignitoso. Si stringono a mano con una chiavetta disposta alla base, munita di due fori a misura della chiave Allen più piccola per un fissaggio solidissimo. Il fissaggio dell’ottica agli attacchi avviene per mezzo di quattro viti a testa esagonale. Attacchi completi e validi, che se acquistati a parte e di altra marca avrebbero un costo nell’ordine del centinaio di euro o più.
Il cannocchiale, monolitico, ha il corpo centrale da 30 millimetri ed è di robusta costituzione, con il suo peso di 725 grammi compresi il copri-obiettivo e il copri-oculare. L’esame dei dettagli svela una piacevole caratteristica. Non ci sono, sulle torrette di regolazione,
coperchietti che possano essere persi. La torretta è bloccata o sbloccata da un anello alla sua base, che consente di effettuare la regolazione e di bloccarla sulla posizione raggiunta; chi ha provato a veder cadere a terra un coperchietto, magari nell’erba, apprezzerà senz’altro questa soluzione. Per ottenere lo zero, occorre allentare la vite a brugola posta sulla testa della torretta. In questo modo essa si disconnette dall’ingranaggio di regolazione e può essere portata sulla posizione di zero. Riavvitare la brugola fissa quella posizione.
Sul lato dell’oculare troviamo il coperchio a vite del vano batterie, il doppio interruttore per l’illuminazione del reticolo e la scelta del colore. Il pulsante di sinistra attiva il reticolo verde e quello di destra il reticolo rosso; la pressione contemporanea di entrambi i pulsanti fa accendere il reticolo bianco, dopo di che ulteriori pressioni sullo stesso pulsante consentono di variare il colore. Non ho provato tutte le 36 possibili sfumature, ma non c’è dubbio che sia possibile scegliere colore e livello di luminosità del reticolo per adeguarsi ad ogni condizione di luce e ad ogni possibile sfondo. Dietro il selettore dell’ingrandimento, piuttosto duro nell’azionamento, e coperto dal manicotto del copri-oculare, troviamo l’anello per la messa a fuoco.
La messa a fuoco non riguarda il reticolo mil-dot, che è posto sul secondo piano focale per cui resta invariato al variare dell’ingrandimento, vanificando l’utilità del mil-dot per la stima delle

Gli attacchi sono realizzati molto bene; nei fori della manopola di serraggio si inserisce una delle due brugole fornite
distanze. E’ ancora possibile, ma richiede calcoli complessi e soprattutto lunghi. D’altra parte, questo non è un cannocchiale per sniper e i tiratori scelti hanno a disposizione telemetri e strumenti per il calcolo balistico. D’altra parte, il mil-dot è di moda e se il cliente lo richiede bisogna darglielo.
Poiché per qualche motivo non è possibile rimandare indietro gli esemplari giunti per prova, vengono inviati oggetti non perfettamente a punto, che presentano qualche difetto che li renderebbe difficilmente vendibili. Così il cannocchiale che sto provando soffre di una leggerissima diplopia, nel senso che si vede

La regolazione dell’intensità di illuminazione e la scelta del colore si effettuano con questi due pulsanti
uno scostamento tra il reticolo normale, che è inciso su vetro, e quello illuminato. A illuminazione spenta, tra le due linee orizzontali c’è uno scostamento di meno di mezzo millimetro, che peraltro non ho rilevato né sull’esemplare esaminato allo Shot Show né su quello, diverso dal primo, esaminato all’IWA. Comunque il fenomeno l’ho rilevato e lo dico. Peraltro, poco male, perché illuminando il reticolo la diplopia sparisce. Di giorno ilo reticolo illuminato copre l’altro; al crepuscolo il reticolo normale non si vede proprio. Per cui, utilizzando sempre il reticolo illuminato e utilizzando il suo centro per la collimazione, in pratica non c’è alcun problema, anche se traguardando contro il cielo o contro una superficie bianca si riesce a rendere visibile la diplopia.
Il cannocchiale è esente da aberrazione cromatica sia al centro sia ai bordi del campo visivo e non presenta astigmatismo; l’aberrazione
sferica è inesistente (probabilmente è perfettamente compensata dalla curvatura della retina) e il flare è molto contenuto. La pupilla d’uscita è perfettamente circolare; la correzione di parallasse spazia tra i 10 metri e l’infinito. Lo strumento è complessivamente buono, specialmente se rapportato al prezzo; l’unico punto poco soddisfacente, oltre a quello riguardante il reticolo, è la durezza della ghiera di regolazione dello zoom, che però sta progressivamente attenuandosi. Mi riservo di montare il cannocchiale su un fucile ex ordinanza, specificamente un Mosin Nagant di cui conosco le prestazioni e per il quale ho già gli attacchi (ma ne fanno anche per altri fucili ex-ordinanza): vi sarò sapere l’esito della prova. E se riuscirò a trovare la carabina Mosin che sto cercando un amico si è già prenotato per andarci a caccia con questo cannocchiale.
Scheda Tecnica:
Produttore: Leapers, con marchio UTG, http://www.leapers.com
Modello: Scout
Ingrandimenti: 2-7×44
Retroproiezione: 30 cm
Reticolo: Mil-Dot con illuminazione
Colori del reticolo: 36
Correzione di parallasse: si
Coprilenti: forniti
Attacchi: forniti
Peso: 725 grammi senza attacchi












