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PASTORE MAREMMANO-ABRUZZESE : IL GRANDE GUARDIANO..

Mondo Cane
3 Giugno 2025 di Mario Sapia
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Può accadere, percorrendo le strade della campagna toscana, di essere salutati da grossi cani bianchi, con teste imponenti, molto pelo e dentature formidabili.
L’ “accoglienza” non può certamente definirsi cordiale, ed anzi spesso sconfina in un’ autentica, congrua minaccia. Avremo fatto così la conoscenza dei pastori maremmano-abruzzesi nel pieno esercizio delle loro funzioni. Sono i pastori Italiani per antonomasia, gli incorruttibili difensori che ormai da millenni proteggono le nostre greggi e le nostre proprietà, e che fino a pochi anni or sono, e qualche volta ancora adesso, affrontavano lupi, orsi e predatori a due e quattro zampe mettendo a repentaglio la vita e ricevendo in cambio solo un po’ di pane secco, di latte, e se andava grassa l’avanzo di qualche frattaglia.
Malgrado ciò, loro non ci hanno mai tradito. Né hanno mai aspirato a qualcosa di diverso che non fossero le montagne, gli spazi aperti o gli armenti su cui vegliare.
Mi si dirà: come è possibile indovinare le aspirazioni di un cane ? Domandiamolo ai cani, ed avremo la risposta. Un pastore maremmano in un appartamento di città è come un falco in gabbia. Perderà il pelo, si intristirà irrimediabilmente, e diventerà presto solo l’ombra della magnifica creazione zootecnica che rappresenta. Ma portate lo stesso cane in campagna, dategli un’aia da proteggere o degli animali da sorvegliare, e il depresso cagnone cittadino rifiorirà in breve tempo sotto i vostri occhi. E’ un esperimento che Pma3potrà insegnarci molte cose su questa razza, e che ci darà la misura di quanto radicata sia in lui la consapevolezza del proprio ruolo. D’altro canto, la sua storia non è storia di ieri e nemmeno di ieri l’altro. E’ storia antica. Le sue origini si perdono nel cuore dell’Asia da dove tremila anni fa ha seguito i pastori nomadi nelle loro interminabili e spesso definitive migrazioni, giungendo fino in Europa. Erano noti ed apprezzati ai tempi dell’Impero di Roma, e già nel primo secolo dopo Cristo Columella ne riportava, nel celebrato “De Re Rustica”, la descrizione dell’aspetto e delle attitudini con dovizia di particolari. Erano i Canis Pastoralis che possedevano, per dirla con il vate latino “aspetto di lupo, pelo d’agnello, cuore di leone”.

 

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I Pastori Maremmani appartengono al ceppo cosiddetto “dei grandi cani bianchi”, di cui fanno parte altre razze per così dire affini originatesi nella varie regioni europee. Abbiamo così il Cane da Montagna dei Pirenei in Francia, il Kuvasz in Ungheria , il Pastore di Tatra in Polonia , il Mastino Spagnolo ed altre razze meno conosciute che condividono col nostro maremmano molti aspetti del carattere, quelli più basilari, e molto spesso anche similitudini morfologiche. Le varie razze derivate da quell’unico ceppo di cani da pastore bianchi o comunque molto chiari provenienti dal continente asiatico, si sono poi formate in seguito alla pressione selettiva esercitata su di essi dalle condizioni geoclimatiche delle varie regioni d’Europa e dalle preferenze dell’uomo.
Da noi in Italia, la razza si forgiò a cavallo fra la maremma toscana e le montagne abruzzesi, in quella cintura di altopiani raccordati fra essi da antichi tratturi dove fino all’inizio del secolo scorso e ad anche oltre si svolgevano gli imponenti movimenti di transumanza. Qui, i grandi pastori guardiani fecero davvero la differenza. Spesso lasciati completamente soli per giorni interi, questi cani prendevano tutte le decisioni al riguardo della protezione del gregge, mantenendolo sul posto dove i pastori lo avevano lasciato, difendendolo dai numerosi predatori ed addirittura assistendo le pecore partorienti fino alla nascita dell’agnello, che se lasciato solo con la madre avrebbe costituito un boccone oltremodo facile. Può sembrare fantasioso se non peggio, ed invece è esattamente ciò che succedeva, e che ancora adesso continua a succedere. L’impulso alla diffusione della razza in Italia venne dato da alcune grandi famiglie dell’aristocrazia terriera toscana. In particolare i Principi Corsini di Firenze, e i Marchesi Chigi Saracini di Siena. Queste famiglie, che possedevano immensi territori su cui venivano esercitate le attività di agricoltura ed allevamento, si servivano dei grandi pastori bianchi per la custodia delle greggi e delle fattorie, e dunque incominciarono a selezionarli seguendo dei criteri di assoluta funzionalità caratteriale. Negli anni del primo dopoguerra non vi era una sola villa padronale importante, al centro ed al nord Italia, che non fosse difesa da questi formidabili guardiani.

 

Pma5L’attitudine alla protezione del territorio ed addirittura l’attrazione che il gregge  esercita sul pastore maremmano-abruzzese, ha origini assolutamente genetiche. Un cane maremmano farà tutto ciò che c’è bisogno di fare senza necessità di alcun addestramento. Lo sa e basta: fa parte del suo corredo genetico, al pari dell’attitudine alla ferma per un pointer, o del desiderio di trainare per un siberian husky. Ricordo  ormai tanti anni fa, di una mia cagna maremmana di eccellente pedigree a nome Bianca, che avevamo comperato cucciolona di un anno o poco più per impiegarla come  guardiana. Il primo giorno però, alzandoci la mattina notammo che la cagna non c’era. Preoccupato, mi misi in macchina e risalii le collina per cercarla, chiedendo informazioni  agli altri abitanti della zona o a qualche contadino. Fu un venditore ambulante di verdure che mi diede la dritta giusta, dicendomi di rivolgermi ad un tal pastore sardo che proprio da pochi giorni aveva acquistato un pascolo verso le montagne. Lui aveva le pecore e i cani, e probabilmente poteva averla vista passare o soffermarsi. Rintracciai il pastore, ed avevo appena iniziato a parlare che dall’ovile  davanti a tutte le pecore  saltò fuori Bianca, sporca e grigia di Pma6terra ma assolutamente felice, che abbaiò furiosamente nella mia direzione. La chiamai, e nonostante la nostra conoscenza fosse vecchia solo di un giorno, mi riconobbe e si tranquillizzò. Il pastore era attonito. Quando gli spiegai che era mia, mi disse che quella cagna la notte precedente era spuntata all’improvviso dall’oscurità, e che aveva immediatamente iniziato a “prendere possesso” del suo gregge, lavorando con efficienza, all’unisono con gli altri suoi due cani fra cui un altro  maremmano-abruzzese. Bianca era bellissima ed intelligentissima, ed il pastore tentò di acquistarla. Ovviamente non accettai e la riportai a casa, ma dovetti rinforzare il recinto, perché con un sopralluogo scoprii che aveva rotto la rete con i denti ed aveva preso la direzione delle montagne, rapita con ogni probabilità da un odore che solo lei poteva percepire e che l’aveva condotta al gregge più vicino. Tuttavia capì molto presto quale era il suo compito e non si allontanò più neanche di un metro da quello che era per lei  il territorio da difendere, anche con il cancello aperto ed anche nelle settimane in cui disfeci il recinto vecchio per rifarlo nuovo.

 

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I pastori maremmano-abruzzesi, sono stati definiti da qualcuno dei cani “semiselvatici”. Tale definizione, lontana dall’essere denigratoria, è anzi un’eccellente sintesi di ciò che questi cani sono dal punto di vista caratteriale. Fierissimi, dignitosi, con uno straordinario senso della gerarchia essi possiedono al massimo grado l’istinto alla protezione del territorio e delle creature che vi abitano. Fin da piccolissimi, ad appena un mese, i cuccioli seguono la madre e spesso si avventurano in piccole scorribande alla scoperta del mondo che li circonda. A tre mesi già cominciano ad evidenziare il coraggio di cui sono dotati e che li contraddistinguerà una volta adulti. Non è infrequente difatti, sentire già a quest’età i primi ringhi minacciosi verso gli estranei. Impareranno con estrema facilità i confini della proprietà e della casa, ne valuteranno i ritmi e gli orari, e diffideranno di qualsiasi variazione Pma7dell’ordine che hanno imparato a conoscere. Memorizzano tutto. Un pastore maremmano-abruzzese non dimenticherà mai una persona non gradita, così come sarà pronto ad accoglierne benevolmente una di cui sa di potersi fidare, anche a distanza di anni . La sua fedeltà è incrollabile, il suo attaccamento è smisurato. Ma non è il cane da “sitz” e “platz” , tipo pastore tedesco: egli si siederà solo se ne avrà voglia , o dopo che avrà valutato la reale necessità di eseguire l’ordine. Avrà un profondo rispetto per il suo “capobranco”, e non tenterà mai di forzare l’ordine gerarchico , anche se è chiaro che un maschio adulto necessiterà di avere un capo autorevole su cui poter contare. Autorevole però, non autoritario. Non è cane da poter essere intimidito: che paura crediamo di poter incutere a lui che ha trascorso più di duemila anni ad affrontare da solo predatori temibili e pericoli d’ogni genere, in notti nelle quali un essere umano non avrebbe avuto neanche il coraggio di alzarsi dal letto? Tuttavia in caso di comportamento non consono alla sua “visione dei fatti” , non si ribellerà come cani di altre razze dal carattere forte, bensì semplicemente ignorerà l’inadatto padrone.

 

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Estremamente rustico e frugale , il maremmano preferisce poter tenere costantemente sotto controllo tutto il territorio di sua competenza, e di conseguenza disdegnerà le cucce. Per lui sarà meglio un ricovero chiuso su tre lati riparato dalla pioggia e dall’umidità. Ma ci sorprenderà vedere quante mattine lo troveremo rannicchiato al centro dell’aia sotto un’abbondante nevicata, o addirittura sotto un violento acquazzone. E’ assolutamente incorruttibile: non accetterà mai cibo da alcun estraneo ed addirittura valuterà

E' un cane di grande taglia , imponente e fortemente costruito .Di aspetto rustico ma distinto , presenta uno sviluppo della sua struttura in senso rettangolare , ossia con la lunghezza un po’ superiore all'altezza al garrese. Vi è un notevole grado di dimorfismo sessuale che si evidenzia in una buona differenza di taglia tra maschi e femmine: i maschi hanno un'altezza da 65 a 73 cm ed un peso fra i 35 e i 45 kg, mentre le femmine vanno da 60 a 68 cm ed hanno un peso non superiore ai 40 kg. I maschi adulti inoltre sono dotati di un evidente carattere sessuale secondario, ossia un folto collare di pelo che ricorda un po’ la criniera leonina e che svolge un'importante funzione protettiva sia nel caso di un attacco di predatori sia durante le lotte per la supremazia gerarchica. Il manto sarò bianco, abbondante, e potranno essere ammesse solo leggere sfumature arancio o isabella nella zona delle orecchie. La tessitura sarà un po’ ruvida al tatto e solo leggermente ondulata. Sul muso sul cranio e sulle orecchie il pelo deve essere corto, così come sulla parte anteriore degli arti. La coda deve essere abbastanza lunga , e portata leggermente pendente a riposo ma alta e ricurva sulla linea dorsale, in fase d'eccitazione. Dovrà inoltre essere dotata di pelo abbondante e folto. Una curiosità dello standard riguarda l'aspetto della testa , che a guardarla deve dare l'impressione di quella dell'orso bianco. Infatti spiccherà la forma conica , le orecchie piccole rispetto alla mole del cane , ed il tartufo nero e ben pigmentato. Il movimento deve essere sciolto ed agile, con un passo lungo ed un trotto ampio come si conviene ad un cane che, in ragione del duro compito da svolgere deve razionalizzare il più possibile gli sforzi parassitari .

E’ un cane di grande taglia , imponente e fortemente costruito .Di aspetto rustico ma distinto , presenta uno sviluppo della sua struttura in senso rettangolare , ossia con la lunghezza un po’ superiore all’altezza al garrese.
Vi è un notevole grado di dimorfismo sessuale che si evidenzia in una buona differenza di taglia tra maschi e femmine: i maschi hanno un’altezza da 65 a 73 cm ed un peso fra i 35 e i 45 kg, mentre le femmine vanno da 60 a 68 cm ed hanno un peso non superiore ai 40 kg. I maschi adulti inoltre sono dotati di un evidente carattere sessuale secondario, ossia un folto collare di pelo che ricorda un po’ la criniera leonina e che svolge un’importante funzione protettiva sia nel caso di un attacco di predatori sia durante le lotte per la supremazia gerarchica. Il manto sarò bianco, abbondante, e potranno essere ammesse solo leggere sfumature arancio o isabella nella zona delle orecchie. La tessitura sarà un po’ ruvida al tatto e solo leggermente ondulata. Sul muso sul cranio e sulle orecchie il pelo deve essere corto, così come sulla parte anteriore degli arti. La coda deve essere abbastanza lunga , e portata leggermente pendente a riposo ma alta e ricurva sulla linea dorsale, in fase d’eccitazione. Dovrà inoltre essere dotata di pelo abbondante e folto.
Una curiosità dello standard riguarda l’aspetto della testa , che a guardarla deve dare l’impressione di quella dell’orso bianco. Infatti spiccherà la forma conica , le orecchie piccole rispetto alla mole del cane , ed il tartufo nero e ben pigmentato.
Il movimento deve essere sciolto ed agile, con un passo lungo ed un trotto ampio come si conviene ad un cane che, in ragione del duro compito da svolgere deve razionalizzare il più possibile gli sforzi parassitari .

con attenzione l’eventuale bocconcino offerto dallo stesso padrone ad un orario inconsueto. Non è avido di cibo e non è mai ladro o goloso, anche con la tavola imbandita a portata della sua bocca. Ama il suo territorio e la sua casa e non avrà alcun interesse a fare una passeggiata “fuori”. Infatti, è probabilmente l’unico cane che per abituarlo al guinzaglio bisogna riportarlo indietro, invece che prospettargli un’uscita. Esattamente il contrario che con le altre razze. E’ pulitissimo, e non ama sporcare davanti a tutti. Anche se il suo mantello è ricoperto di fango basterà una scrollata e qualche leccata, esattamente come i gatti, e tornerà candido come la neve.
I maschi sono imponenti, territoriali e presenzialisti . Affronteranno di petto ciò che ritengono un pericolo, e saranno meno inclini a partecipare ad una vita domestica interna alla mura. Le femmine sono più agili , più feline e spesso anche più efficienti nel controllare costantemente l’intero territorio, valutando con più attenzione che i maschi, la presenza di eventuali pericoli. Sono delle madri meravigliose, ed arrivano a ridursi a degli stracci per dare ai piccoli tutto il latte e le cure possibili. Da ciò consegue che anche come baby sitter sono sicure e premurose. Sarà bene sottolinearlo: il pastore maremmano-abruzzese è fra i cani più affidabili in senso assoluto. Egli non arrecherà mai alcun male ad un componente della famiglia, piccolo o grande che sia . Tutte le storie circa la sua presunta inaffidabilità sono solo dicerie messe malamente in piedi da chi non lo conosce davvero. Certo, non è un barboncino. Ha un carattere che è rustico e fiero, soprattutto nei maschi, ed è necessario rispettarlo. Ma perdonerà facilmente le piccole cattiverie dei bambini, che sorveglierà come fossero suoi cuccioli, in omaggio a quell’istintivo senso di protezione ed a quel coraggio smisurato che lo hanno reso leggendario in tutto il mondo.

 

L’esperimento Coppinger]

Pma10Nel 1976, il professor Raymond P. Coppinger, dell’Hampshire University of Massachussets, decise di accettare uno strano ed inedito compito commissionatogli da un’importante associazione di allevatori americana. A seguito degli assalti dei predatori naturali, ogni anno venivano perduti oltre un milione di capi di bestiame di varie specie, ma soprattutto ovini. Stanchi di tutto ciò, gli allevatori si rivolsero a Coppinger , eminente etologo, affinché indicasse loro una razza di cane ideale per la loro situazione territoriale che potesse proteggere efficacemente le greggi. Il professore americano a sua volta chiese lumi al grande Konrad Lorenz, ed il Nobel Tedesco lo indirizzò su un ventaglio di razze europee, prima fra tutte il pastore maremmano-abruzzese , in Italia. Coppinger venne in Europa, prese contatti con molti allevatori , ed iniziò una lunga serie di osservazioni sul campo. Cominciò così a scartare molte delle razze visionate: qualcuna era troppo

Mentre all'estero è universalmente riconosciuto come "Maremma" , da noi il nome completo della razza è Pastore Maremmano-Abruzzese . questa doppia dicitura , ratificata dall'Enci nel 1958, ha scatenato non poche polemiche fra gli allevatori e i cultori in genere. In effetti il doppio nome è stato adottato in ossequio all'importantissimo ruolo svolto dagli utilizzatori abruzzesi , che per secoli ne hanno garantito una sanità caratteriale, forse più che nelle stessa maremma. Tuttavia, il centro di formazione più importante rimane la toscana ed è da qui che la razza ha avuto il suo più deciso impulso ad una distribuzione generalizzata, permettendo a tutto il mondo di conoscere questa magnifica razza italiana.

Mentre all’estero è universalmente riconosciuto come “Maremma” , da noi il nome completo della razza è Pastore Maremmano-Abruzzese . questa doppia dicitura , ratificata dall’Enci nel 1958, ha scatenato non poche polemiche fra gli allevatori e i cultori in genere. In effetti il doppio nome è stato adottato in ossequio all’importantissimo ruolo svolto dagli utilizzatori abruzzesi , che per secoli ne hanno garantito una sanità caratteriale, forse più che nelle stessa maremma. Tuttavia, il centro di formazione più importante rimane la toscana ed è da qui che la razza ha avuto il suo più deciso impulso ad una distribuzione generalizzata, permettendo a tutto il mondo di conoscere questa magnifica razza italiana.

aggressiva con gli esseri umani, qualcun’altra lo era con gli agnelli, altre ancora avevano un tipo di mantello che si sarebbe mal adattato ai pascoli americani , ed infine qualcuna era un po’ troppo permissiva con gli estranei. Solo il nostro grande pastore bianco sembrava possedere tutti i requisiti necessari, e richiesti dagli allevatori. Ne vennero acquistati quattro esemplari, di cui due adulti di provenienza eminentemente pastorale, e altri due cuccioli di sesso femminile, e tutti vennero mandati negli Stati Uniti. Dopo qualche mese venne loro affidato un gregge in una delle zone più a rischio, e si notò come i cani riuscivano a tenere a bada ogni tipo di predatore, dal coyote al puma, e addirittura al grizzly. Inoltre i nostri cani sbalordirono gli osservatori quando si misero ad assistere al parto delle pecore, vegliando durante tutta la sua durata ed accompagnando le neomamme e gli agnellini fino al grosso del gregge. Gli americani ne furono entusiasti, ed iniziò così una importazione corposa di pastori maremmano-abruzzesi dall’Italia: i Maremma sheepdog, come vengono chiamati nei paesi anglofoni. All’inizio l’unica difficoltà venne data dal modo di pascolare delle pecore americane, sparse a gruppi distantissimi e non in unico grosso gregge, che disorientava un po’ i nostri cani , ma dopo qualche “presa di misura”, questi capirono la situazione e vi si adattarono magnificamente.
Per la cronaca , le perdite calarono di oltre il settantacinque per cento in un anno. Un risultato che neanche il più ottimista fra quegli allevatori , aveva mai sperato di ottenere.


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