A spuntare per primo fu l’invecchiato e grigiastro muso, un istante e un maestoso salto mise in evidenza tutta la maestosità del verro; l’ultimo salto in vita e il primo verso l’aldilà; in un attimo partì il colpo verso il cinghiale colpendolo con precisione chirurgica proprio in mezzo agli occhi: cadde a terra il vecchio, volò al settimo cielo Ciccio, che per un attimo non credé ai suoi occhi: bellissimo era un termine troppo riduttivo per un esemplare del genere.
Dalla ricetrasmittente la più classica delle domande: ”Castello allura, chi fù”, con voce tremante dall’adrenalina e col petto rigonfio di orgoglio rispose “ Appostu”.
E in quel momento iniziò il nostro Natale, avete ben capito, perché fin che lo riportassimo in piano ci volle una intera mattinata, e poi come di consuetudine, tirammo a far tardi, e fu così che ci sorprese la mezzanotte senza che ce ne accorgessimo. A quel punto non ci rimase che aprire le bottiglie di spumante e festeggiare tutti insieme fra compagni di caccia, anche se naturalmente lontano dai nostri cari.
Ma sono convinto che Gesù Bambino ci perdonò per quel peccato, perché non c’è miglior cosa dell’amicizia.
Quella vera però.
“Castello”, ad maiora semper..
CINGHIALE: LE PRIMORDIALI PADELLE DEL CECCHINO
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