Ma quella appena accennata non fu l’unica, di padelle ne seguirono molte altre prima che iniziassero ad arrivare le prime soddisfazioni. Altra clamorosa, in una giornata piovosa ma al contempo benevola alla nostra squadra: quel giorno
facemmo una mezza dozzina di capi, ma Castello insegui e sparò ad un bel porcastrello almeno una quindicina di colpi. Caricava e sparava, caricava e sparava , finché il fortunato animale non scomparve dalla sua visuale.
Però, più passavano le giornate di caccia e più Ciccio si perfezionava; tacche di mira, cartucce sparate a vagonate per poter prendere la mano alla sua fedele arma, e fu così che il nostro divenne il cecchino di cui il nostro capo si fida ciecamente, e che ogni capocaccia vorrebbe avere: umile e semplice nella vita di tutti i giorni, espansivo all’inverosimile con i compagni di caccia, ma che nel bosco si trasforma, passatemi la ripetizione, in un vero cecchino.
Ne è passata di acqua sotto ai ponti, e in questi anni, molti i cinghiali passati in altra vita. Memorabile qualche anno fa l’abbattimento di un meraviglioso verro dalle lunghe difese, il quale era diventato ormai la leggenda dei nostri boschi: tutti lo vedevano, nessuno mai era riuscito a piazzargli una palla al posto giusto, ed era diventato l’incubo – sogno dei cinghialai del posto i quali organizzavano battute a colpo sicuro, tracciavano, chiudevano la zona , liberavano i cani e come per magia quando sembrava spacciato, il vecchio verro si volatilizzava.
CINGHIALE: LE PRIMORDIALI PADELLE DEL CECCHINO
CopertinaCondividi:






