Il termine “bloodhound” compare già in scritti del trecento, ed il suo significato ha dato lo spunto a molteplici interpretazioni esegetiche. Secondo me, in base a ciò che ho rinvenuto in documenti di varia antichità, il termine significa esattamente ciò che vuol dire: segugio da sangue. Il cane era utilizzato in piccole mute per la caccia alla grossa selvaggina, cervi e daini in particolare, e quindi per il suo inseguimento e rinvenimento dopo eventuali ferite. In sostanza, una specie di britannico cane da traccia ante generis, con in più, in grado elevatissimo, una radicata attitudine alla seguita. In ogni caso, non è tanto per via dell’origine che il segugio è da considerarsi britannico: la vera ragione della sua “britannicità” risiede nel gran conto in cui nel Regno Unito questo segugio è stato tenuto, e nel modo in cui è stato sgrezzato,
selezionato e, con la colonizzazione delle nuove terre americane da parte degli inglesi e con l’espansione imperiale, diffuso ed utilizzato massivamente in quasi tutto il mondo. E non solo per la caccia, a testimonianza che i britannici avevano capito tutto delle potenzialità incredibili del bloodhound già dai primordi, come mostrano certi documenti che raccontano di un utilizzo “anticrimine”, alla ricerca di ladri ed evasi, già abbastanza diffuso nella Scozia medievale
La grande mole e l’ululato cavernoso ne hanno sempre suggerito l’impiego su animali altrettanto possenti: cervi, orsi, cinghiali e, oltreoceano, anche puma, linci, lupi ed alci, malgrado che la finezza del suo olfatto sia sempre stata tale da promuoverne, in barba a tutte le bestie feroci, il suo maggior utilizzo proprio sull’uomo, almeno da due secoli a questa parte. Ma a noi interessa il discorso caccia.
BLOODHOUND: AL CINGHIALE CON.. SHERLOCK HOLMES
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