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Ariegeois : i cani bianchi del conte..

11 Giugno 2025 di Ettore Bassani
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Nome altisonante, fattezze cesellate con orecchio lungo ed accartocciato, pelo dalla tessitura vitrea e mantello d’un bianco puro a grandi macchie nero bleu, a volte accompagnate da vezzose moschettature. Potrebbe sembrare la descrizione di un principe delle razze canine, di un segugio nobilissimo e carico di storia e d’avventure. Invece non è così, o almeno lo è fino ad un certo punto. Si tratta di un bastardo. Un gran bel bastardo, intendiamoci. Un mezzosangue di classe in possesso di doti venatorie raffinatissime. L’Ariegeois nasce da uno degli innumerevoli incroci che hanno storicamente contraddistinto la cinotecnica francese attraverso i secoli e che spesso hanno dato vita a razze importanti ed apprezzate. Ebbene, è proprio di

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una di queste che vennero gettate le basi quando, agli inizi del secolo scorso, un gruppo di appassionati cacciatori di lepri, fece accoppiare soggetti di razza Gascon Saintongeois e Bleu di Gascogne con dei briquet del Midi, ovvero, per intenderci, dei bastardini. Fra questi appassionati c’erano nomi illustri, nomi che hanno senza mezzi termini influito con decisione sulla storia cinovenatoria d’oltralpe. Fra questi il conte De Vezins, cultore della Venerìe e possessore di imponenti mute di segugi puri del Saintonge, che non esitò a trasformare in “briquet” operando monte con numerose cagne meticcie, le quali ariegeoisavevano dimostrato un’abilità davvero fuori dal comune nella caccia alla lepre. Naturalmente, le cagne prescelte presentavano un certo grado d’omogeneità morfologica e caratteriale e questo fattore consentì al conte di partire costruendo una base solidissima su cui lavorare. Il competente nobiluomo doveva di sicuro aver intuito, seppur in maniera rudimentale ed inconscia i concetti di “adattamento funzionale” e di ” omogeneità degli ibridi” che da lì a pochi anni sarebbero venuti alla luce con la pubblicazione dei lavori di Mendel, scoperte che l’Abate Agostiniano aveva portato a termine mezzo secolo prima. Il conte non poteva conoscerle dunque, ma, come i suoi segugi, aveva certamente fiutato la pista giusta. Dei blasonati “chiens d’ordre” egli volle il naso sopraffino, la disciplina, la saggezza riflessiva, lo splendido cesello; dal briquet, invece, volle attingere l’intelligenza maliziosa e volitiva, il carattere attivo e la taglia contenuta ma armonica.

Il conte, dunque, volle “coprire” le deficienze di rusticità e carattere che egli riscontrava nei soggetti di antica ascendenza e

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che costituivano l’ossatura della Chasse a courre transalpina, con il piede robusto e la cattiveria sul selvatico di quei brutti, incostanti ma produttivi “meticci da lepre”. Ecco, la lepre. Questo è il punto focale. I segugi puri da Venerìe non avevano nulla che non andasse, ma semplicemente non erano propriamente adatti a cacciare l’orecchiona. Non lo erano esclusivamente per motivi di selezione, che era avvenuta solo sui grandi animali e su terreni abbastanza pianeggianti e non risultava assolutamente legata alle potenzialità di quei cani magnifici che avrebbero potuto cacciare di tutto e dovunque se opportunamente condizionati come le selezioni successive hanno dimostrato. Tuttavia all’epoca, la necessità di un segugio puro, classico ed esclusivo per la lepre era davvero sentita, anche in concorso con sviluppo della caccia con il fucile che diveniva sempre più popolare. Nacque l’Ariegeois, il segugio d’Arìege, dal nome della regione di provenienza dei meticci che contribuirono a formarlo. La razza ebbe alterne vicende, fissò meglio i suoi caratteri, venne innalzata e denigrata, subì onte ed onori di ogni tipo. Ma la via era tracciata ed il seme, ormai, produttivamente messo a dimora.

dansaveclesloups.chien-de-france.com

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L’Ariegeois è un segugio maneggevole, intelligente, con la giusta andatura per perseguire bene la lepre in tutte le fasi della caccia. Nella ricerca della passata notturna è volenteroso e diligente, pur senza avere le punte da “trialer” del nostro segugio italiano. Lo spirito di muta si fa sentire, anche se meno che in altre razze, e può accadere di assistere a sovrapposizioni che potrebbero rallentare la ricerca. Però si tratta di un’eventualità limitata ai primi minuti e quando i cani avranno catalogato il ventaglio di effluvi provenienti dal terreno e preso confidenza con il gradiente d’umidità e le condizioni ad esso legate, attueranno senza indugi una ricerca produttiva ed abbastanza autonoma. Trovata la passata, le segnalazioni sono precise e decise, seppur esposte con uno stile morbido, francese in tutto e per tutto e con una voce potente e convincente, per lo più impostata su timbri tenorili. Non sono chiacchieroni logorroici ma nemmeno laconici. A parte la voce, potrebbero in questa fase ricordare un po’ il nostro segugio, anche se gli ariegeois fanno un’ utilizzo della coda, che a mio parere è più spinto ed espressivo. L’olfatto potente che hanno ricevuto in eredità dagli avi guasconi, nonostante la perdita di qualche linea di raffinatezza, consente loro di attaccare la passata in punti anche abbastanza freddi e vecchi e di seguirla con precisione su ogni terreno, mentre il buon grado d’iniziativa gli farà superare senza problemi anche i punti più ostici e farraginosi. Possono essere ottimi scovatori, anche se

mascotarios.org

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hanno necessità di fare una buona esperienza prima di venir fuori come tali. Non dobbiamo dimenticare che una cospicua parte del sangue che scorre nelle loro vene, deriva da cani che hanno da sempre fatto del naso l’unica vera bandiera, l’unica arma davvero letale per il selvatico. Dunque anche i segugi d’Ariege devono “render conto” a questo naso; in misura differente, è ovvio, rispetto agli ascendenti, ma devono comunque farlo. Il sangue briquet ha sfoltito alcune frondosità ed ha infuso una maggiore sicurezza e velocità, ma non ha potuto, aggiungerei per fortuna, disancorare il cervello dal naso. Tuttavia, nonostante ciò, abbiamo di fronte un cane che può essere senza tema di smentita classificato, ove fosse necessario, come segugio d’iniziativa piuttosto che di metodo. Naturalmente, è fautore di un’ iniziativa alla francese, un’iniziativa che prevede un protocollo in cui le informazioni che derivano dall’olfatto saranno sempre anteposte a quelle che vengono dal cuore e dall’istinto. Nei migliori soggetti i due canali d’informazione si completano a vicenda ed i “dati” vengono elaborati in contemporanea. Ed in questi casi avremo a che fare con scovatori di grande livello, cani che da soli possono risolvere una battuta in barba a qualunque condizione atmosferica. Malgrado l’aspetto fine e bianco, sono degli ottimi atleti capaci di soffrire e di correre anche attraverso terreni rotti, pesantemente coltrati o rocciosi. La seguita, se i soggetti sono in forma, è veloce, accanita ed ostinata, nonchè supportata da quell’olfatto “intelligente” che in molte situazioni è la marcia in più per aver ragione anche delle lepri più scaltre ed agguerrite.

psypies.com

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Queste sono le mie opinioni e le mie osservazioni circa il segugio d’Arìege. Vorrei però aggiungere una nota. Come per tutte le razze, ci saranno cani di livello A e di livello B, segugi completi e segugi che invece riescono bene solo in una o due fasi della seguita, soggetti eccellenti e soggetti mediocri. Questo concetto, che senza dubbio è lapalissiano, deve applicarsi a maggior ragione su razze di recente antichità e le cui origini sono date dalla congiunzione di canali sanguinei molto diversi e lontani dal punto di vista genetico. L’Ariegeois è una razza fissatissima, che dà prova di sé in caccia pratica ed in competizioni di lavoro, ma ciò che è fissato per noi uomini a volte può non esserlo per la Natura, che in molte occasioni trova la sua strada indipendentemente da tutto il resto.

A chi suggerire questa razza? Mi verrebbe da rispondere che l’Ariegeois

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è come l’aspirina: efficace, sicuro e senza controindicazioni. Però che cacciatore cinotecnico sarei? Quindi rispondo: a chi ama cacciare la lepre con una piccola muta senza rinunciare alla classicità dei cani francesi ed al senso di sicurezza che il loro olfatto è in grado di offrire. Oppure a chi ama l’azione rapida ma espressiva nella vocalizzazione, godendo di una cronaca accurata senza ombra di prolissità. O, ancora, a chi sente il proprio senso estetico appagato da questi splendidi, quanto inusuali segugi bianchi.

Non dimentichiamo mai, infatti, che il piacere della caccia è distillato dagli alambicchi più remoti del nostro sentimento, da vetri polverosi ed apparentemente quiescenti nelle profondità del nostro cervello, riempiti con gli umori più vari e, a volte, incredibilmente variabili.


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